calabria.gif (532 byte)

logo.JPG (15023 byte)

 Musiche e Danze nel Poro

Indice

I   GIGANTI Marta e Grifone  - La loro storia e la danza del corteggiamento

'U CAMEJUZZU i Focu           - Commemorazione della Storica Cacciata dei Saraceni

La TARANTELLA                - Danza tradizionale del Sud Italia e sua origine.

La LIRA Calabrese del Poro      - Strumento musicale, origini, gruppi che la suonano ora

I GRUPPI DI MUSICA POPOLARE nell'Altipiano del Monte Poro:

I LIRA BATTENTE band del Poro

LA FANFARA FIORITA di Rombiolo

La  ZAMPOGNA del Poro - Pasquale Lorenzo Maestro Zampognaro

I GIGANTI  MATA E GRIFONE - Storia e Ballo

Marta

Secondo la tradizione a Messina viveva una bellissima ragazza alta e formosa, piena di virtù e fervente cristiana e si chiamava Marta (in dialetto si dice Mata o Matta). Marta era figlia di un nobile, tale Cosimo II di Castellaccio e Camaro.

Grifone

Verso il 910 d.c. un gigante moro sbarcò a Messina e con cinquanta suoi compagni iniziò a depredare la città. Era un saraceno di grande mole, a capo di un esercito conquistatore. Il suo vero nome era Hassan Ibn Hammar (da cui derivò poi Dinnammare) e il nome Grifone derivò da Grifo, che era una carica politica dell’epoca.

Un giorno vide la bella fanciulla e se ne innamorò alla follia. Il moro chiese di sposarla ma ne ebbe un fermo rifiuto. Allora il moro divenne ancora più crudele. Ma Marta resisteva trovando la forza nella preghiera. Alla fine, il re moro si convertì al cristianesimo, cambiò il suo nome in Grifo, che per la sua imponente statura divenne Grifone.

Il gigante iniziò a vivere secondo gli insegnamenti cristiani. Col tempo, Grifone, divenne un vero cristiano. Marta, lentamente, se ne innamorò. Grifone, celebrò questo grande amore con il leggendario ballo di corteggiamento.

La radice storica del ballo è aragonese. Dal punto di vista musicale, i tamburi di legno e pelle naturale (che originariamente accompagnavano la danza dei giganti) sono stati sostituiti con moderni rullanti e casse da banda in materiale sintetico, con l'aggiunta a volte dei piatti e il raddoppio dei rullanti, che hanno un maggiore impatto acustico e necessitano di minore manutenzione.

Il ballo rituale dei giganti, un'autentica tarantella calabrese, è un vero e proprio trionfo dell'amore, ma anche della nostalgia, del silenzio e del ritmo.

La danza rituale si apre con una coreografia che comprende una serie di girovolte, di cerchi che si stringono, sempre di più, fino ad avvicinare i due in un abbraccio e in un bacio infinito. Mentre avviene tutto ciò i tamburi battono freneticamente, quasi a incitare i giganti ad avvicinarsi di più.

La processione che segue i giganti sembra approvare questo eterno e speciale atto d'amore, che dura da centinaia d'anni, un amore reso pubblico, mostrato apertamente per strada, in piazza, un rapporto agli occhi di tutti.

Con i loro gesti d'affetto, però, i giganti s'innamorano come essere mortali e il mito che rappresentano scende a livello umano.

La loro danza di corteggiamento è proposta nelle vie e piazze dei Paesi del Poro in occasione di tutte le feste religiose e popolari.

I Giganti sul Poro

I Giganti fanno parte di una un'antica tradizione calabrese, sfilano per le strade durante le feste di paese per allietare con i loro balli e per "segnare" di festa il percorso del paese.

La strada diviene, così, un luogo rituale ricco di simbolica magia e religiosità. Dalla testa di cartapesta, abiti a fiori e strisce di colori sgargianti e mani viscide, incutono terrore a tutti, una paura profonda, mista al piacere della sfida. Una forte emozione solca il divertimento dei bambini, esorcizza e supera una paura innata e collettiva.

La tradizione dei giganti è molto radicata in Calabria e in molti paesi sono stati costruiti esemplari del gigante e della gigantessa che sono vere e proprie opere d'arte popolare. Molte volte il ballo dei giganti è accompagnato dal ballo del cameju, del cavaju o del ciucciu. Fantocci di cammelli, cavalli o asini, simboli di animali arcaici che nel finale di una festa si esibiscono in un pirotecnico ballo di fuoco purificatore. I tamburi suonano, i giganti e la gigantessa si corteggiano, si abbracciano e si baciano, ballano e spaventano la gente, i cammelli si infuocano e la tradizione continua.

Segnaliamo Giganti e Gigantari di nostra conoscenza:

  • I Giganti dei Fratelli Monteleone di Mesiano;

  • I Giganti Famà il re dei giganti di San Leo di Briatico;

  • I Giganti di Sciconi di Zio Totò Carnevale;

  • I Giganti Guerrera di Pannaconi di Cessaniti;

  • I Giganti Lopreiato di Porto Salvo;

  • I Giganti di Felice Napoleone di Porto Salvo;

  • I Giganti "Sciconidoni" di Melluso;

  • I Giganti di Mazzitelli di Cessaniti.

Torna Su

La LIRA del Monte Poro, ricerca sulle origini e sui gruppi che la suonano ora.

La Lira calabrese è uno strumento musicale tradizionale caratteristico di alcune zone della Calabria (area della Locride e area del Monte Poro). Si tratta di un cordofono ad arco simile a quella suonata nelle regioni settentrionali della Grecia o in Macedonia.

Il repertorio tradizionale di questo strumento è noto solo attraverso registrazioni di anziani suonatori, o tramite le ultime persone che li hanno conosciuti. D'altra parte negli ultimi anni un accresciuto interesse intorno a questo strumento ha portato ad un suo utilizzo da parte di gruppi di riproposta di musica tradizionale e alla comparsa di nuovi costruttori in diverse zone della Calabria.

La lira si suona stando seduti, generalmente con lo strumento appoggiato fra le ginocchia. Con la mano sinistra si tiene il manico dello strumento tastando le corde lateralmente con le unghie mentre con la destra si muove l'archetto. Il repertorio tradizionale della lira comprende sia l'accompagnamento al canto (ex. serenate e canti di sdegno) sia brani adatti al ballo (tarantelle).

É costituita da un blocco unico di legno scavato, generalmente di ciliegio, noce, acero, nespolo o pero selvatico, su cui è incollata una tavola armonica di abete, con in basso due piccole aperture in corrispondenza delle quali si inserisce il ponticello che sostiene le tre corde. Il manico, su cui manca la tastiera, termina con una paletta su cui sono inseriti i bischeri. Un'anima in canna mobile collega il ponticello e il fondo della Lira e serve per amplificare il suono. Le tre corde (quella centrale che fa da bordone è leggermente più lunga) sono tradizionalmente di budello (oggi anche nylon), mentre per l'archetto si usano crini di cavallo (o ancora nylon).

I Gruppi che suonano la LIRA Calabrese oggi:

Torna Su

'U CAMEJUZZU I FOCU

Rappresenta la commemorazione della Storica Cacciata dei Saraceni, si tratta del tradizionale "Camejuzzu i focu" ovvero cammello di fuoco, è fatto con canne di bambù e viene posto sulle spalle di una persona.

E' tutto ricoperto di fuochi d'artificio, che vengono fatti partire mentre viene portato in ballo, si attenderà la sua totale distruzione. caratteristiche sono la girandola di fuoco come coda e i botti finali, prima dello spegnimento.  Uno spettacolo unico e straordinario che accompagna molte feste d'estate nei paesi del PORO

Torna Su

La TARANTELLA  in Calabria (danza tradizionale del sud Italia e sua origine);

Diversificate risultano pertanto anche le stesse origini dei vari tipi di tarantella.

La più giovane è la "napoletana"; di chiare origini settecentesche e derivata da danze medievali italiane. E una "danza latina" e risulta la più aderente a canoni artistici e spettacolari.

La più antica è quella che discende dal fenomeno del tarantismo. E incontrollata nell'espressione e le sue radici affondano senz'altro nel mondo mediterraneo ed africano.

Una terza ancora che ha un'attribuzione lontana nel tempo e forse parallela a quella determinata dal tarantismo, ma da questa si differenzia per la ricerca costante di rituali simbolici dall'alto contenuto culturale. Per riconoscerne l'appartenenza ad uno dei tre filoni bisogna fare quindi delle distinzioni di base.

La tarantella "corale", quella dei gruppi folcloristici per intenderci, si riallaccia presumibilmente ai canoni napoletani nel senso musicale e coreografico, con l'inserimento frequente di momenti interpretativi affidati all'estro ed alle esigenze di spettacolo. Il più delle volte si può parlare di arte e non di folklore.

La tarantella a coppie singole invece, o meglio, le differenti versioni di tarantella che si rifanno alla tradizione calabrese si ricollegano ad espressioni artistiche originate dalla più pura scuola della danza greca.

Le occasioni di ballo erano svariate: dalla festività religiosa a quelle familiari (nascita, fidanzamento, matrimonio) a quelle agresti in coincidenza con determinate evenienze (vendemmie, trebbiature, tosature delle pecore, etc. ). Anche gli strumenti si rifanno alla tradizione greca: il filo melodico e affidato all'organetto, che sostituisce ormai quasi sempre la "ciarameddha" (zampogna), a sua volta derivata dall'antico aulos (flauto) o diaulos (flauto a due canne) degli italioti. La scansione ritmica e assicurata dal tamburello, originato dal tympanon dalla chitarra (non frequente), dallo " 'zzarinu" (acciarino = triangolo di ferro percorso da una bacchetta metallica) dalla "scartagnetta" o "castagnetta" (vale a dire dallo scrocchio delle dita), ad imitazione degli ellenici crotali, oppure dal battito delle mani del ballerino. In talune tarantelle dell'alta e media Calabria si usa ancora una grancassa percossa con un grosso mazzuolo ricurvo.

Nella tarantella calabrese, in genere, vi e l'assenza del canto, al contrario delle altre (sicula e campana). Talvolta la musica viene accompagnata da brevi strofe allusive agli astanti o di incoraggiamento (specie nelle tarantelle a coppie miste), ma quasi normalmente l'unico suono emesso dai ballerini o dai suonatori e uno spagnolesco "ayay" più o meno prolungato o ripetuto che sottolinea la difficoltà o la sottigliezza di alcune figurazioni attirando l'attenzione degli astanti e stimolando la bravura dei ballerini.

Le Tarantelle del PORO - Si distinguono 3 principali tipi di Tarantella:

1) TARANTELLA A MASTRO DA BALLO. E' un tipo di tarantella ancora in uso nel Reggino, ma che un tempo si usava anche nel Poro. In pratica c'è una persona (quasi sempre il capo della zona, o il più malandrino di coloro che stanno ballando) che gestisce la tarantella e invita chi deve ballare e per quanto tempo. E' una danza tipica degli uomini, e nel ballare si simboleggia l'uso del coltello con le mani cercando di colpire l'altro ballerino.

2) TARANTELLA DI GUARIGIONE. Si balla fino a sudare il veleno iniettato nel corpo di una persona dal morso di una tarantola.

E' questa un tipo di danza terapeutica. Paradossalmente dopo una dura giornata di lavoro i contadini del Poro si riunivano la sera per ballare e scrollarsi di dosso la stanchezza, per risollevare il morale e trovare le energie per il giorno successivo.

3) TARANTELLA DI CORTEGGIAMENTO. Danza riservata a uomini e donne e durante la quale si conoscono nuove persone, si socializza e magari si corteggia o si dichiara al proprio amato. Se la ragazza accetta di ballare, si pavoneggia e si destreggia, allora vuol dire che gradisce la presenza dell'altro ballerino.

Torna Su

I "LiraBattente" sono un gruppo di musica popolare formatosi nel 2007 da un'idea di Franco Pontoriero, esperto ricercatore ed appassionato di questo genere musicale.

Il nome "LiraBattente" è tutto un programma, infatti contiene il nome di due strumenti musicali tipici della tradizione: la Lira Calabrese e la Chitarra Battente.

La LIRA Calabrese è uno strumento musicale tradizionale, caratteristico di alcune zone della Calabria: area della Locride e area del Monte Poro (località situata tra Vibo Valentia, Tropea e Nicotera, e dalla quale provengono tutti i componenti del gruppo).

LChitarra Battente è un altro strumento tipico della tradizione calabrese, già presente nel territorio nazionale fin dal XIV secolo. Questo tipo di chitarra è di indubbia origine colta ed è detta anche chitarra italiana in contrapposizione alla chitarra "classica" che, importata solo alcuni secoli fa dalla Francia, viene indicata con il termine di chitarra francese.

Gli intenti del gruppo sono:

  • a) riscoprire, rivalutare e divulgare canti e ritmi popolari di un tempo: TARANTELLE, PIZZICHE, TAMMURRIATE, serenate, stornelli, filastrocche, musica grecanica, albanese, canti d’amore, di guerra e dal contenuto storico;

  • b) riscoprire, rivalutare e divulgare l’uso e la conoscenza di STRUMENTI MUSICALI DELLA TRADIZIONE POPOLARE: lira calabrese, chitarra battente, pipita, zampogna, friscaletto, doppi flauti, fisarmonica, organetto, tamburello, castagnette ecc.;

  • c) riscoprire, rivalutare e divulgare l’uso e la conoscenza di USI, COSTUMI e TRADIZIONI di un tempo.

Il Repertorio comprende:

  • Tarantelle;

  • Pizziche;

  • Tammurriate;

  • Brani della tradizione popolare Calabrese, Napoletana, Pugliese e Siciliana;

  • Tarantelle inedite musicate da Franco Pontoriero, il cui testo è stato estrapolato da proverbi e filastrocche della letteratura calabrese ;

  • Brani di musica popolare inediti quali "Simu Briganti", "Aund’iru a finiri chidi tempi", "Giuseppe Musolino" ecc.  tutti musicati da Franco Pontoriero;

  • Canzoni in dialetto grecanico;

  • Canzoni in dialetto albanese;

  • Progetto Cantastorie.

 I COMPONENTI del Gruppo:

 Franco Pontoriero    Lira Calabrese,

                                 chitarra battente, voce);

 Francesco Mangialavori (Chitarra classica,

                                 chitarra battente, voce);

 Pino Pagnotta                (Basso elettrico);

 Michele Pontoriero (Fisarmonica, organetto);

 Nicola Martino    Tamburello e percussioni);

 Simone Mangialavori (Pipita, friscaletto);

 Daniela Pontoriero   (Flauto, ottavino);

 Giusy Grillo          (Danze e coreografie).

Per ulteriori informazioni, canzoni, immagini e filmati dei concerti visitare il sito www.lirabattente.com

 -  e/o  Contattare:

Franco Pontoriero

0963.65240 - 333.674.84.84

e.mail  francoponto@libero.it

I Lira Battente    Il Gruppo

LIRA BATTENTE, INNO ALLA MUSICA POPOLARE

Nel 2007 Franco Pontoriero costituì, con altri musicisti provenienti dall’area del Poro, il gruppo “I liristi della taranta”. «Il termine, però - precisa lo stesso Pontoriero - rievocava la “Pizzica”, un’esperienza coreutica e musicale che appartiene al Salento e al Gargano. Per tale motivo, insieme agli altri componenti della band, abbiamo deciso di cambiare denominazione rimarcando le profonde radici culturali calabresi del gruppo».

In effetti, la band vibonese sin dalla sua costituzione ha cercato di ancorare la sua attività alle danze e musiche popolari di derivazione regionale. Stornelli, muttette, canti d’amore e di protesta, serenate, tarantelle è il vasto repertorio che caratterizza l’universo musicale calabrese.

Nell’area del Poro, l’unica band presente è proprio quella fondata da Franco Pontoriero che nei prossimi appuntamenti assumerà la denominazione di "Lira battente". Un omaggio chiaro a uno strumento antico particolarmente amato dalla popolazione musicale (e non solo) calabrese.

Quando si parla di lira, in effetti, si rievoca un elemento ancestrale che in qualche modo è capace di toccare le corde... del cuore fino in fondo. Le tarantelle eseguite a colpi di lira non lasciano scampo e sono capaci di trascinare nel ballo anche un valdostano. Se si parla di lira, ad esempio, si ha in mente la "Tarantella" di Giuseppe Fragomeni, monumento ciclopico al sapere musicale della gente di Calabria. «Durante la mia esperienza musicale - ha poi aggiunto Franco Pontoriero - ho incontrato molte piazze calabresi. In tutte ho avuto modo di constatare la capacità calamitante di tutti gli strumenti musicali popolari, specie della lira. L’idea di dedicare ad essa la denominazione del gruppo è stata, pertanto, una scelta del tutto naturale».

La lira è uno strumento difficile da suonare e ancor più da costruire e di questo Pontoriero ne è assolutamente consapevole, tant’è che esprime «gratitudine nei confronti di chi ha dedicato una parte significativa della sua vita a preservare e tramandare i segreti legati a uno strumento musicale dal fascino incorruttibile».

Bruno Marzano di Bovalino, Sergio di Giorgio originario catanzarese e reggino d’adozione e il giovane Daniele Mazza da Tiriolo, a tutt’oggi, sono i rappresentanti più autorevoli del pianeta - lira che si muove intorno al sole della Calabria.

Se, poi, si parla di lira e di Vibo Valentia, il pensiero corre al poliedrico artista di Spilinga, Reginaldo D’Agostino che già alcuni lustri fa propose in molti spettacoli (eseguiti in tutto il mondo) il suono accattivante e ipnotico della lira. La sua band, all’epoca, era denominata "I liristi del Poro". "I lira battente" si tuffano, così, in una sfida ardua, al cambio di denominazione farà seguito anche una variazione dello spettacolo che sarà incentrato, prevalentemente, proprio sul recupero di segmenti della cultura musicale e coreutica vibonese.

Ritornano in mente gli antichi versi di una canzone popolare raccolta nel corposo lavoro di ricerca dall’insegnante Maria Meli "Viaggio tra due culture", un tempo eseguita a colpi di lira e molto diffusa a Zungri, ridente centro abitato sito alle pendici del Poro:

  • «Vinni pe’ fari a tia ‘na sirenata / ‘na sirenata a ttia, o beda mia, / no’ cantu pe’ la luna e pe’ li stidi / cantu pe’ l’occhi toi ca su’ cchiù bedi //».

E’ il “lirismo”... di una poetica intensa che, anche nella provincia di Vibo Valentia, si esprime con tutta la sua vis dirompente nella musica popolare.

Corrado L’Andolina - Corsivo

Torna Su

IL MAESTRO LORENZO

E LA MAGIA DELLE NOTE

Pasquale Lorenzo, da Parghelia, é maestro di clarinetto al conservatorio di Vibo Valentia e appassionato cultore della musica etnica. La sua sconfinata passione lo ha portato a realizzare un laboratorio finalizzato alla realizzazione degli strumenti tipici della tradizione musicale calabrese: pipite e zampogne. I legni usati sono quelli del circondario: paduk, ebano, ulivo, erica, gelso bianco e nero, albicocco, mandorlo, pero. "Alberi - spiega Pasquale Lorenzo - dalla fibra resistente e con una sonorità consistente, pastosa, armoniosa". Gli strumenti musicali che vengono fuori dalle sue mani sono dei veri e propri capolavori che rasentano la perfezione. "La mia passione per tutto ciò che ruota intorno alla musica popolare calabrese - afferma il maestro - nasce dal rispetto verso le tradizioni locali. C’è una miniera di sapienza che rischia di scomparire, io offro il mio contributo perché ciò non accada".

Ma da dove nasce questa passione ? L’artista di Parghelia risponde: "Da sempre sono un amante della presepistica. I presepi mi ricordano l’infanzia, le pastorali natalizie con l’inconfondibile suono delle zampogne. Il mio amore ha origine da quei suoni che se entrano nel cuore ti accompagnano per sempre...".

Pasquale Lorenzo è umile, discreto, opera con abilità e maestria. Le sue pipite, ad esempio, sono dei piccoli gioielli dell’artigianato. Molti lo considerano un monumento vivente alla tecnica realizzativa degli strumenti musicali indigeni. Nella fascia costiera vibonese è l’unico rappresentante di un mondo ormai estinto. L’artista, inoltre, è un musicista dotato di tecnica sopraffina. Le note prodotte dalla sua "zampogna a chiave" ad esempio, hanno una capacità calamitante; si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una vera e propria orchestra !

Piccoli squarci di una provincia che avrebbe molto da offrire e insegnare alla cosiddetta modernità.

Corrado L’Andolina - Pubblicato su Calabria Ora l’1/8/2008 (p. II Oraestate)

Torna Su

La FANFARA FIORITA di Rombiolo - Gruppo di Musica popolare del Monte Poro

Le Zampogne del Poro - Gli ultimi depositari della musica etnica dell'area del Poro sono i componenti della famiglia Crudo, che hanno dato origine alla Fanfara Fiorita; gruppo composto da cinque elementi che suonano, prevalentemente, strumenti tipici della tradizione musicale popolare calabrese.

Il tutto è nato tanti anni fa dal sogno di un bambino... seguirà la storia.

Vai a: Sezione dedicata alla Fanfara Fiorita

Torna Su

Home Page >>===> di

logo.JPG (15023 byte)

e-mail:  Piapia@Poro.it

Di Bella ©CopyRight 2000