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I Religiosi di Caria
e la storia di Orsola Pugliese, Rocco Mazzitelli ed altri...
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Pubblichiamo i dati sui tanti religiosi di Caria e la storia straordinaria di Orsola Pugliese mamma esemplare di 5 prestigiosi fratelli di Caria tutti chiamati a vita religiosa (3 Sacerdoti e 2 Suore Salesiane). Il racconto fa risaltare il contesto umile e povero nel quale si è creata questa famiglia e le motivazione che hanno portato a tanta devozione. Di seguito, pubblichiamo, la storia della vita militare di Rocco Mazzitelli, eroico sottotenente caduto in Africa il 22-1-1941 e i decreti ministeriali con le motivazioni delle decorazioni ricevute per i suoi atti eroici. Segue racconto sul periodo bellico a Caria e dintorni... >>====> Caria |
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I Religiosi di Caria Nella stessa settimana Caria perde e piange due dei suoi personaggi più illustri:
Ottobre 2007 Nelle tiepide giornate di autunno la comunità di Caria piange due suoi sacerdoti, figli di questa terra che per anni hanno lavorato nella vigna del signore per il servizio dei fratelli e per il bene della Santa Chiesa di Dio. Don Michele Pugliese è ritornato alla casa del Padre nella giornata del 16 di ottobre, seguito da Don Domenico Antonio il 19 ottobre. tutti e due nati a Caria ma chiamati dal signore ad operare in altre comunità: don Michele a Roma e don Domenico a Castiglione Marittima (CZ). Entrambi chiamati a lavorare nella chiesa di Dio come pastori del “grege” don Michele chiamato nell’ordine salesiano fondato da san Giovanni Bosco (Torino 1888) don Domenico alla guida delle comunità di Castiglione Marittima e Falerna Marina. entrambi legati fortemente al paese di origine don Michele faceva spesso ritorno a Caria nella sua casa che sorge in via duomo a due passi dalla chiesa parrocchiale e don Domenico quando si liberava dai numerosi impegni faceva ritorno nella sua casa a due passi dalla chiesa della Madonna del Carmelo. entrambi provati dalla sofferenza e della malattia, che non ha intaccato l’attaccamento e l’amore verso il loro signore. Entrambi pianti dalla comunità d’origine e dalle comunità in cui hanno operato. Entrambi hanno scelto per l’ultimo saluto la chiesa del loro paese dedicata alla trasfigurazione del signore. Entrambi sono volati in cielo a pochi giorni di distanza, ed entrambi riposeranno nella cappella privata delle rispettive famiglie che per una strana coincidenza sorgono una di fronte all’altra. Don Michele Pugliese: Ave Maria “…il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” Don Michele Pugliese nasce a Caria nel 1915. Cresciuto in una famiglia religiosissima che regalerà alla chiesa, tre sacerdoti e due suore figlie di Maria ausiliatrice, seguendo le orme del fratello Agostino dottore, professore e aitante di studio alla S. Congregazione dei religiosi in Vaticano, decide di diventare prete entrando a far parte dell’ordine salesiano, ordine fondato da San Giovanni Bosco, uno degli ordini più diffuso in tutto il mondo. Cresciuto a Caria da mamma Orsola (vedi link a lei dedicato) viene a conoscenza fin da bambino della dottrina cattolica. Incoraggiato dal fratello Agostino (al quale si deve la costruzione dell’oratorio salesiano maria ausiliatrice a Caria e la costruzione della chiesa di San Agostino) e dopo l’incontro con Don Mellano inizia i suoi studi a Genzano (Roma). Dopo il noviziato, a Torino prosegue gli studi. Pratica anche la professione di maestro. Il 30 giugno 1946 diviene sacerdote. Una vita dedita a Gesù a Maria e a Don Bosco. Ogni anno ritornava a Caria nella sua casa natale soprattutto nel periodo estivo. Ogni anno celebrava durante la novena della Madonna del Carmelo la santa messa e faceva di tutto per trovarsi in paese durante quel periodo. Anche se lontano il suo cuore era sempre a Caria. Chiedeva e domandava spesso dei suoi paesani. Nel tempo libero a Roma nell’istituto Don Bosco, scriveva libri. Uno lo ha scritto su un “personaggio” cariese “il monachello” che ha dedicato ai suoi compaesani e l’altro dal titolo l’anima mia magnifica il signore, una sorta di autobiografia sul cammino di preparazione al suo sacerdozio. Sulla copertina di questo libro don Michele ha voluto stampare la foto della chiesa della Madonna del Carmelo. Grandi festeggiamenti per il suo 50 di sacerdozio che ha voluto celebrare tra la sua gente. La malattia degli ultimi anni lo ha costretto a stare lontano dal suo paese, in un istituto salesiano di Roma dal quale però continuava a pensare a quel paese tranquillo e grazioso (così amava definire Caria) con il suo campanile e la sua bella chiesa. E in quella chiesa è ritornato per l’ultimo saluto, al suo funerale la comunità di Caria al gran completo, i responsabili dell’ordine salesiano e un gran numero di suore f.m.a. tra le quali sua sorella suor Rosetta. Don Domenico Antonio - Sacerdote “oggi rinnovo il mio si: voglio vivere per te e per gli altri nella gratitudine, nell’amore e nel servizio” Don Domenico Antonio nasce a Caria nel 1927 in una famiglia molto numerosa e religiosissima. Inizia gli studi nel seminario di Tropea. E' la terza domenica di ottobre del 1952 nella cattedrale di Tropea viene ordinato sacerdote. Celebra la sua prima messa nella chiesa parrocchiale della trasfigurazione di Caria. Giovanissimo viene inviato dal Vescovo del tempo come parroco a Castiglione Marittimo e Falerna Marina che allora facevano parte della Diocesi di Tropea che dal 1986 sono stati assegnati alla Diocesi di Lamezia Terme. Per quarantanove anni don Domenico rimane alla guida della due comunità come pastore e guida ma anche come fratello ed amico pronto ad ascoltare ogni necessità e bisogno dei suoi parrocchiani, assistito nel suo apostolato dalla sua sorella Elisabetta che ha condiviso con lui, fatiche, gioie e dolori del sacerdozio e di tanto intanto faceva ritorno nella sua Caria. Dopo quaranta nove anni di duro lavoro nelle comunità a lui affidate, nel 2000 insieme alla sorella fa ritorno definitivamente nella sua Caria e nello stesso anno celebra il suo 50 anniversario di sacerdozio, facendo dono alla comunità di Caria di un prezioso calice in argento. Dal 2000 al 2005 svolge il suo apostolato anche a Caria tra la sua gente, celebrando messa e prestando ascolto alle voci dei suoi compaesani. Nel 2007 da tempo provato dalla malattia in occasione del suo 55 anniversario di sacerdozio, don Domenico per esprimere il suo amore e attaccamento per la sua Caria ha offerto interamente insieme a sua sorella il necessario e urgente restauro totale del grande quadro della trasfigurazione che risplende ora in tutto il suo splendore al centro dell’altare maggiore. Dopo mesi di sofferenze che hanno sempre più rafforzato l’amore verso il suo signore ha chiuso gli occhi a questa vita per spalancarli al cospetto del suo signore il 19 ottobre 2007. Il suo funerale nella chiesa parrocchiale ha riunito le comunità di Castiglione, Falerna e Caria. Sacerdoti di Caria che hanno lavorato in altre parrocchie: Sac. don Agostino Naso, nato a Caria il 22/11/1850 - a 22 anni lasciò le campagne cariesi e si fece sacerdote. Prima andò a scuola privata dal maestro don Carmine Maccarone, poi andò nel seminario di Tropea, divenuto sacerdote venne mandato parroco a San Giovanni di Zambrone, gestì la parrocchia per dieci anni lasciando ottima fama, morì l’anno 1891. Portato a Caria, fu sepolto, uno dei primi nel cimitero. Sac. Don Teofilo Naso,nato da Naso Agostino e da Marianna Bagnato. Fece il massaro fino all’età di 22 anni. Ritornato dal servizio militare, andò in seminario. La fece anche da prefetto dell’ordine. Fu additato per la sua pietà. Ordinato sacerdote fu mandato parroco ad Orsigliadi di Ricadi. Resse la parrocchia per 18 anni. Trasferito poi a Gasponi governò per altri nove anni. Per ragioni di salute si ritirò a vita privata a Caria dove morì. Sac. Don Antonio Naso, nacque da Domenico Naso ed Elisabetta Vennera nel 1881. A 12 anni entrò nel seminario. Ordinato sacerdote nel 1904 andò come economo a Conidoni e poi come parroco a Mandaradoni di Briatico. Vi stette più di 5 anni. Percorse molta parte della Diocesi di Mileto facendo panegirici durante le feste religiose. Fu chiamato anche in Sicilia. Morì a Mandaradoni il 6 dicembre 1959 e fu portato per i funerali nella sua Caria, dove volle essere seppellito nella tomba di famiglia. Sac. Don Domenico Antonio Pugliese, fu prima a Daffinacello e poi in america dove, per più di 50 anni, fece il cura-vicario in Arequito Santafè. Le sue grandi benemerenze sono raccontare ancora oggi. Sac. Domenico Antonio Mollo nato nel 1879, a 9 anni fu mandato in seminario, a 17 anni andò a continuare gli studi a Castellammare di Stabia tra i Salesiani. Ritornato non voleva riprendere la veste di chierico: non trovava in se la vocazione al sacerdozio. Costretto dai genitori rientrò in seminario. Ordinato sacerdote nel 1902, se ne andò a Roma per studiare teologia a Napoli e si laureò. Nei primi mesi del 1908 partì per l’America. Grande è stato il suo apostolato in Argentina dove fece costruire anche due chiese. Rimpatriò e preso da cirrosi epatica morì a Caria il 31 luglio1926. Sac. Francesco Saragò nato a Drapia da Luigi Saragò e da Eleonora Pietropaolo nel 1884, salì con la famiglia a Caria e qui crebbe. Entrò nel seminario di Tropea dopo il terremoto del 1905 emigrò con la famiglia a Friburgo Svizzera dove si laureò in filosofia. Fu poi chiamato nel seminario di Tropea come professore di filosofia. Colpito da un disprezzo totale per il mondo decise di ritirarsi fra i minimi di San Francesco di Paola, dove continuò ad insegnare filosofia, a studiare e a predicare e a formare circoli di cultura nel cosentino. Era in grande stima dei vescovi, fu uno dei 4 consiglieri della Curia Generalizia dei Paolotti. Morì nella casa madre del santuario di San Francesco di Paola nel 1968. Sac. Don Antonio Pugliese, nato il 5 febbraio 1926 a 11 anni lasciò il paese e andò tra i salesiani di Gaeta col proposito di prepararsi come missionario. Fu ordinato sacerdote il 13 luglio 1952 nella chiesa salesiana in Vibo Valentia. Svolse il suo apostolato a Saverato (CZ), Torre Annunziata (NA) e Bari, colpito giovanissimo da un male incurabile fece ritorno a Caria deve morì a soli 38 anni il giorno delle festa della Madonna del Carmelo il 16 luglio 1964. Monaci francescani cariesi
Monache in casa: Ordine istituito dal venerabile padre liguorino Michele Di Netta
Religiosi cariesi viventi:
Ottobre 2007 |
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Personaggi degni di Memoria di Francesco Pugliese Orsola Pugliese, nacque a Brattirò nel 1884 da Pasquale Pugliese e da Delia Rombolà, era la più piccola di 7 figli, rimase orfana di pochi anni, crebbe sotto lo sguardo della mamma, donna rigida e di grande pietà, e dei fratelli, specie Michele, che divenne Sacerdote. la famiglia era povera, Orsola lavorava nella campagna brattiroese con dedizione superiore alla sua età. Giovane, sposò Agostino Pugliese di Caria e qui si stabilì per tutta la sua vita in via Duomo ebbe undici figli dei quali tre ancora viventi, fu merito suo se i figli crebbero buoni e timorati di Dio, dato che il padre Agostino è stato molti anni assente dalla famiglia per servizio militare e per ragioni di lavoro in America. Si dimostrò donna di grande sacrificio, badava a se stessa e a tutte le necessità della numerosa famiglia, sacrificando sonno e riposo. affidava i figlioli più piccoli al maggiore d’età e andava al lavoro, sola o col marito, che seguiva con cura e premura in tutti i lavori di campagna d’ogni stagione. Non trascurando mai l’educazione dei suoi figli e li mandava alla chiesa, alla scuola, al catechismo. La sera prima di andare a dormire, la famiglia tutta, intorno al braciere recitava il Aanto Rosario alla Madonna, e Orsola raccontava ai figli: la vita della Madonna, la storia e il martirio dei Santi Cosma e Damiano e la vita di Sant'Agostino di cui la famiglia era devota. Uno dei figli Don Agostino infatti costruì a sue spese una chiesa in onore di Sant'Agostino fuori dal paese, che ancora oggi domina dall’alto della collina il paese di Caria e che porta il nome del santo "Sant’Agustinu" . Tanta vita di sacrificio e di preghiera, iddio la premiò col chiamare a vita religiosa cinque figli: tre sacerdoti e due suore tutti salesiani e gli altri buoni e capaci padri di famiglia e ottimi cittadini. Orgogliosissima dei suo cinque figli donati a Don Bosco tre ancora oggi viventi: Don Michele Pugliese che vive in un Istituto Salesiano a Roma, Suor Delina Pugliese, che vive nella casa F.M.A. di Livorno e suor Rosetta Pugliese presso l’istituto F.M.A. di Rosarno che torna spesso nella sua amatissima Caria. Tutti e tre si riuniscono ogni anno nella casa paterna a Caria in occasione della festa della Madonna del 16 luglio rimanendo poi per tutto il resto del periodo estivo. Se è vero, come è verissimo che il Signore manda la sofferenza in compenso di buone opere fatte, Orsola Pugliese non mancò di tale privilegio, oltre alle sofferenze comuni alla maternità, alla povertà, ebbe delle penose malattie, sopportate tutte con rassegnazione edificante; non lamentele, ma serenità, chiuse la sua vita terrena dopo circa un anno di letto. L’assisteva con amore filiale, quasi con devozione, la figlia suor Rosetta, visitata spesso dagli altri figli: i tre sacerdoti venivano da lontano si comunicava tutti i giorni ed ebbe il privilegio singolare di aver celebrata la Messa nella sua camera, quand’era vicina alla morte. Rese l’anima al Signore alla presenza al suo capezzale dei 5 figli religiosi e del parroco; i suoi funerali furono più che solenni, celebrati dal parroco di Caria e dal parroco di Brattirò, a Caria accorsero numerosi parroci dei paesi vicini, e numerosissime suore dall’Ispettoria Napoletana, il popolo cariese e quello brattiroese al completo. Caria le decretò a perpetua memoria delle sue virtù "Villa Orsola" dove sono venute a starvi e assolvere tutta la loro attività quattro suore figlie di maria ausiliatrice, lievito fecondo di vita cristiana e civile per la parrocchia, che ancora oggi ne raccoglie i preziosi frutti. Orsola Pugliese riposa nella cappella privata della famiglia Pugliese nel cimitero comunale di Drapia. Febbraio 2006 |
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Caria - Seconda Guerra Mondiale Tratto dal volume: " Notizie storiche su Caria e i suoi abitanti" del Can. Antonio Mazzitelli ed. F.A.TA Catanzaro 1969 Scoppiata la seconda guerra mondiale, l’italia vi prese parte sia per le sanzioni subite da ben 52 nazioni, sia perché non accontentata per il passaggio attraverso il canale di Suez; il 10 giugno 1940 dichiarò guerra all’Inghilterra, alla Francia e ai loro alleati. Mussolini ordinò che in tutta Italia, al suono della campane, si adunassero le popolazioni nelle piazze, dove attraverso la radio, sentissero quanto stava per comunicare. A Caria la radio fu collocata in piazza Cavour e anche i Cariesi udirono dal capo del governo le ragioni dell’entrata in guerra. I giovani cariesi, tuttaltro che degeneri dei padri loro, risposero alla chiamata e combatterono strenuamente. Vi furono feriti, mutilati, ma nessuno codardo o disertore, vi lasciarono la vita:
__________________________________________________________________ Motivazione della prima decorazione del Mazzitelli Rocco Ministero dell’Africa Italiana N.O. 308/a Sua Maestà il Re Imperatore, con decreto in data 04-04-1940 XXIII visto il Regio decreto 04-11-1932, anno XI N. 1423; sulla proposta del Ministro Segretario di Stato per l’Africa Italiana ha conferito la Croce di Guerra al valore militare al Sottotenente di complemento del XII battaglione coloniale, Mazzitelli Rocco fu Giuseppe da Caria (Catanzaro). Durante un combattimento in terreno boscoso ed insidioso affrontava con mezza compagnia fucilieri, con impeto ed ardimento un nucleo di ribelli che tentava l’aggiramento, causando molte perdite all’avversario. In combattimento successivo dimostrava capacità e coraggio non comune nel risolvere prontamente gli attacchi avversari. Alga 11 Novembre –Deccio 11 Dicembre 1937 XVI. Il Ministro Segretario di Stato per l’Africa rilascia indi il presente documento per attestare della conferita ricompensa. Roma addi 24 febbraio 1941 XIX Registrato alla corte dei conti addi 15-5-1940 XVIII Reg. 5 A.I. Foglio 75. F/to Minichini IL MINISTRO B.U.1941 DISP.10 PAG.581 Motivazione della seconda decorazione del Mazzitelli Rocco Ministero dell’Africa Italiana N. 307/a Croce di Guerra al valore militare al sottotenente di complemento del XII Battaglione coloniale Mazzitelli Rocco fu Giuseppe da Caria (Catanzaro) Comandante di mezza compagnia in una colonna in marcia no esitava a passare a nuoto un corso d’acqua alla testa dei suoi uomini, sotto il fuoco della fuciliera nemica, piombava così su di un fianco dell’avversario, costringendolo alla fuga. Fiume Ghibie Doren 25-5-1938- XVI Il Ministro Segretario di Stato per l’Africa Italiana rilascia quindi il presente documento per attestare della conferita ricompensa. Roma addi 30-7-1941 XIX - Registrato alla Corte dei Conti addi 22-12-1940 XIX Registro N. 11 A:I: Foglio n 277 F/to Minichini IL MINISTRO f/to Teruzzi _______________________________________________________________________ Bollettino Ufficiale 1941 disp. 61 pag. 4185 alla sua morte, avvenuta il 22-1-1941 il generale designato d’armata comandante dello scacchiere sud. A. o Pietro Gazzera scriveva: Il bravo ed ottimo tenente Rocco Mazzitelli è morto nel compimento del proprio dovere combattendo a Giubba a Sud di Kebo (kenia). |
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Caria - Seconda Guerra Mondiale Tratto dal volume: " Notizie storiche su Caria e i suoi abitanti" del Can. Antonio Mazzitelli ed. F.A.TA Catanzaro 1969 Peripezie della guerra. Gli italiani avanzavano su tutti i fronti, nell’africa, superati tutti gli ostacoli, anche i non pochi del deserto, erano arrivati ad El Alamein. ancora un poco e sarebbero arrivati ad Alessandria D’Egitto fu tradimento la storia lo assoderà. Gli Anglo Americani presero l’offensiva e, pervenuti a Tunisi passarono nell’isola di Lampedusa, di Pantelleria; il 10 luglio in Sicilia. Quaranta giorni di accanito combattimento, l’isola fu occupata dai nemici il 19 agosto del 1943. Mussolini, forse fidandosi poco degli italiani, aveva fatto venire in Italia, in qualità di alleati, i tedeschi, i quali la occuparono da un capo all’altro e impiantarono il comando generale nei pressi di Roma. Combattevano a fianco dei soldati italiani, ma, nella loro alterigia, si stimavano superiori. A Caria ne vennero 15; installarono una radio clandestina alla Masseria e davano segnalazioni al loro comando dei movimenti nemici. Percepivano la partenza da Malta degli Aeroplani Inglesi e la comunicavano ai loro. Stettero a Caria fino al tempo dell’armistizio, abitavano in una casa nella via provinciale. Italiani e tedeschi si erano vantati di aver fatto dell’Europa una fortezza impenetrabile. Gli anglo-americani risposero: vi siete dimenticati però di fare il tetto. Di fatti se la guerra è stata vinta da quest’ultimi è stato appunto per la superpotenza aerea. Gli aeroplani venivano senza conto, di notte e di giorno, e bombardavano obiettivi militari, ferrovie, stazioni, treni, ponti, nodi stradali. Sul cielo di Caria passavano a tutte le ore ad alta e bassa quota, suscitando gran panico in tutti. Al rumore che ne indicava l’avvicinarsi, chi scappava nei ricoveri, scavati appositamente presso il proprio pagliaio, chi nel sottoscala e basso della casa; le mamme per lo spavento in volto, chiamavano i loro bambini dalla strada a rifugiarsi in casa. Era tale la demoralizzazione che in campagna più non si lavorava; soltanto si andava scavando rifugi per il prossimo inverno e come gli antichi Basiliani, per guardarsi dai pirati, questi andavano cercando luoghi nascosti e rocciosi. Non lievi furono i guai capitati alle donne incinte sia per lo spavento, sia per gli strapazzi e disagi. il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, mentre in chiesa si celebrava la messa solenne, si udì arrivare un’incursione nemica. I numerosi apparecchi rotearono per circa mezz’ora, ora spostandosi, ora facendo ritorno, certo, in cerca di obiettivi militari. non si può descrivere l’allarme della popolazione, che voleva fuggire dalla chiesa. Gli aerei si allontanarono infine e andarono a scaricare le loro bombe tra Mileto e San Giovanni di Mileto, facendo 43 vittime nella popolazione civile, che con valigie casse ed altri oggetti, cercavano scampo in campagna. Nella notte tra il 4-5-agosto, bombe di grosso calibro furono sganciate su Tropea, facendo 10 vittime in contrada Carmine danneggiando la chiesa di San Francesco di Paola. In Caria erano arrivate truppe tedesche con armi, munizioni, rifornimenti, carri armati e si spostavano ora nel bosco di Pata ora in quello del feudo di Acquino e si era detto che sarebbero scesi anche sotto gli ulivi in contrada Barone. Le spie non dovevano mancare agli inglesi, infatti la notte del 5–6- agosto, sempre del 1943, festa del SS Protettore di Caria, un incursione aerea durata qualche ora sganciò 14 bombe dirompenti ed incendiarie che colpirono le contrade: Barone, Vardaro, scavando delle grosse buche, come larghi pozzi, bruciando e danneggiando gravemente varie piante di ulivo. non una vittima umana, ne danni a case abitate di campagna, dove le bombe caddero a qualche metro di distanza. Le schegge sono arrivate in paese e l’hanno oltrepassato, ma con lievissime conseguenze. per 40 giorni i nemici intensificarono i bombardamenti aerei, sicché la gente abbandonò il lavoro. Le comunicazioni erano interrotte, non arrivava più posta, non comunicava il telegrafo. ansiosi di notizie dei cari lontani, qualche volta su iniziativa privata, si mandava, col pericolo di morire bombardata, apposita persona al capoluogo di provincia. non arrivavano generi alimentari, la pasta il riso, lo zucchero, le patate e gli altri generi, venivano razionati. La carne arrivava una sola volta al mese a £ 39 il chilogrammo; un uovo costava £ 4; il grano perfino a £ 1200 il tomolo. Alla grave situazione si aggiunse una lunga siccità, non piovve affatto dal mese di maggio al 3 ottobre, sicché si produsse scarso grano, scarsissimo granone, quasi niente fagioli ne patate. Peggio ancora per l’abbigliamento; gente, lacera, scalza, vestita con ogni sorta di pezze vecchie, vestiti comprati di contrabbando i Preti erano costretti a tingere lenzuola per farsi la Talare. Mancanza di sale olio e tabacchi, conseguente sviluppo del mercato nero, abbassamento di senso morale e religioso, furti in larga scala, sette a delinquere. L’autorità correva al riparo e istituiva gli ammassi di granone di grano, olio, provvedimenti buoni in se, ma che di fatto aggravavano la situazione. A poter comprare bisognava fare la fila, come alla stazione. Il 3 settembre 1943 gli Anglo Americani dalla Sicilia passarono in Calabria, occupando la città di Reggio. I tedeschi batterono ritirata, ma prima di abbandonare il campo di Vibo Valentia, lo bombardarono, distrussero e portarono via quanto poteva essere loro utile. L’8 settembre la radio annunciava che il generale Pietro Badoglio, capo del nuovo governo, aveva firmato l’armistizio con gli Anglo Americani. Chi si compiacque che la guerra era finita, chi gridò al tradimento. A tale notizia l’esercito italiano si sbandò, i tedeschi divennero feroci con i nostri soldati e li disarmarono, li spogliarono della divisa, li derubarono del denaro, li maltrattarono, pestarono con disprezzo le piante dei piedi, li mandavano via o li deportavano in Germania. i primi si ritirarono a casa sfiniti, molti di essi percorsero in gran parte a piedi, per le ferrovie distrutte e, per evitare l’incontro con i tedeschi, quasi tutta l’italia, procacciandosi presso qualche buona famiglia un po’ di cibo; di Caria vi furono Aiello Carmelo, Gaetano Pugliese, Di Bella Giuseppe ed altri. Il 31 ottobre 1943, il governo dichiarava guerra alla Germania. La notte tra il 4-5-giugno 1944 la V Armata degli alleati (americani inglesi ) entrava in Roma per porta maggiore, quasi senza colpo ferire. Cosi scrivevano i giornali della giornata – viene cancellata l’onta fascista (cominciata con la marcia su Roma, continuata il 23 ottobre 1940 con l’installarsi del comando tedesco) il 25 aprile 1945 fu ucciso nelle vicinanze di Dondo , Benito Mussolini. Il 7 maggio 1945, in Francia, nel villaggio dov’era installato lo stato maggiore degli alleati, alle ore 2,41, venne firmato l’armistizio in Europa: solo si continuò la guerra contro il Giappone, che però terminò il 6 agosto 1945 quando fu sganciata per la prima volta la bomba atomica sulla città di Hiroscima. Così ebbe fine l’infausta guerra con la sconfitta dell’Italia e con le disastrose conseguenze anche per i paesi sparsi per le montagne o campagne. La fine della guerra fu salutata dal paese di Caria con lo scampanio a festa come nelle più grandi solennità delle campane della chiesa parrocchiale e della chiesa della Madonna del Carmine, le donne piangevano e gridavano pace, pace. Ma dopo la guerra si dovettero affrontare gravissimi problemi; la fame, la miseria, la carestia, l’emigrazione... |
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